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Tre giorni di ordinaria follia
di Marco San
Questa domenica, come ogni giorno, vado al bar e prendo Il Centro.
Titolo di prima pagina:"Di Quinzio: basta raccomandazioni”.
A prima vista uno direbbe: “Meno male, qualcuno che denuncia il malcostume italico. Tiene le palle, ‘sto sindaco di Francavilla!”.
Il gioco però, e forse lo avrete intuito, è veramente facile.
Tant'è che prendo il giornale e lo mostro al mio barista che, detto tra di noi, non è esattamente un genio, e gli chiedo: "Francè, scusa, ma tu che ne pensi di questo titolo?"
Lui guarda un attimo e sghignazza: "Esse', ssu' ... (irriferibile) si è autodenunciato".
Questo è il punto. E se ne è accorto anche un barista.
Un sindaco che riceva pressioni per un posto di lavoro pubblico non deve rilasciare interviste, deve andare alla Procura della Repubblica. Ha assistito ad un reato che si chiama istigazione alla corruzione. Mi rendo conto che fa caldo. E già a questo punto vi sarà venuta voglia di tornare a fare il sudoku. Ma fate uno sforzo.
La faccenda è semplice: Di Quinzio si lamenta perchè molti cittadini gli hanno chiesto di favorirli per un posto da ausiliario stagionale del traffico. Ora, dai che ce la fate, favorire qualcuno vuol dire aggirare le normative sulle assunzioni. E se il cittadino ha prospettato una qualche “utilità” per il sindaco in cambio del favore, allora si chiama “istigazione alla corruzione”.
A questo punto Di Quinzio vi dirà che a lui arrivavano solo richieste, non promesse di cose utili per lui. E infatti il nocciolo della faccenda è qui. Nel rapporto tra elettore ed eletto l’utilità, anche se incerta, anche se implicita, è evidente.
L'eletto che si trovi davanti un cittadino sa benissimo di avere davanti un elettore, e viceversa. Ciascuno dei due sa perfettamente cosa l'altro abbia da offrirgli. Non c'è bisogno di essere espliciti. Di più, bisogna essere coglioni per essere espliciti in questi casi. (Ho detto “coglioni”: ho risvegliato la vostra attenzione? bene, continuiamo).
A meno che non si voglia affermare che i politici italiani, una volta eletti, entrino in una sorta di trance mistica che gli impedisce di stabilire una connessione tra fare un favore ad un cittadino e la probabilità che alla successiva tornata elettorale questo voti per te. O che non si voglia affermare che essere rieletto sindaco sia una disgrazia. Quindi, a mio modesto parere, Di Quinzio ha pubblicamente affermato di essere testimone di un reato. E se non si sbriga a denunciarlo, compie lui stesso un reato che si chiama omessa denuncia.
La cosa divertente è che quello che è parso lampante al mio barista, e che io, con due ricerche su Google, ho argomentato, sfugge completamente al Centro.
Tant’è che, il giorno dopo, il quotidiano più diffuso d’Abruzzo gira candidamente la fa ccenda “raccomandazioni” al sindaco di Pescara. Ora, di Luigi Albore Mascia tutto si può dire, ma non che sia un cretino e, soprattutto, è un avvocato. E infatti afferma di non avere mai ricevuto richieste di raccomandazioni. O parla, almassimo, di “persone che mi chiedono un posto” (notare, un posto generico, non uno specifico come fa Di Quinzio) e che lui dirotta puntualmente all’ufficio di collocamento.
La cosa potrebbe finire qui. Se non fosse che il terzo giorno, martedì, riapro il Centro e leggo che l’ormai ex assessore Daniela Stati,indagata per corruzione, definisce il padre, già condannato in passato, e nuovamente indagato oggi, un galantuomo.
E allora sapete che vi dico?
Viva Nicolino Di Quinzio!
Buona estate a tutti, ci si rivede verso settembre.